Beato Bartolo Buonpedoni da San Gimignano
Beato Bartolo Buonpedoni da San Gimignano
Confessore del XIII secolo
Bartolo - o Bartolomeo - è l’unico figlio dei conti Giovanni e Giuntina Bompedoni, e suo padre vuole vederlo sposato presto, per la continuità della casata. Anzi, vuole trovargli personalmente una moglie adeguata per titoli e patrimonio. Ma a Bartolo non piace questa programmazione del suo avvenire, e se ne va di casa. Giunge fino a Pisa, dove lo accolgono i Benedettini di San Vito, ma non vuole diventare subito monaco: lui non ha fretta, deciderà dopo aver riflettuto. Intanto, serve il monastero facendo l’infermiere tra i malati.
Una notte fa un sogno, o forse ha una visione. Gli accade di vedere Gesù risorto, col corpo sempre piagato, e si sente dire: "Per fare la mia volontà, tu non dovrai diventare monaco; dovrai invece vivere nella sofferenza per vent’anni". A queste parole del Signore, Bartolo lascia il monastero di Pisa, andandosene a Volterra, dove entra nel Terz’Ordine francescano.
Un giorno viene chiamato dal vescovo di Volterra, che gli indica di diventare prete, al servizio della diocesi. Bartolo accetta, viene ordinato e incomincia il suo ministero come cappellano a Peccioli, passando poi a Picchena come parroco. Ma qui si ammala inguaribilmente: frate Bartolo viene colpito dalla lebbra. Eccolo arrivato al momento di prova: il suo servizio a Dio consisterà ora nel confortare i sofferenti, soffrendo con loro e come loro.
Bartolo va a vivere nel luogo che accoglie i suoi compagni di disgrazia respinti dalla società: il lebbrosario. Ce n’è uno vicino a San Gimignano in località Cellole. Lui si ritira lì come rettore della pieve, per gli ultimi vent’anni della sua vita. Isolato, ma presto conosciutissimo, per il male che ha e per il suo modo straordinario di viverlo, dando conforto anche ai sani. Da tutti viene subito chiamato “il Giobbe della Toscana”. Non fa miracoli: è un miracolo, personalmente, con la letizia francescana degli occhi e della parola, mentre il corpo si va disfacendo.
Dopo la morte lo si venera come santo. Sepolto a San Gimignano nella chiesa di Sant’Agostino, gli verrà innalzato uno splendido sepolcro, opera di Benedetto da Maiano. Approvato nel 1498, il suo culto sarà confermato nel 1910.
La sua festa viene celebrata il 12 Dicembre e gli viene dedicata una chiesetta, proprio con il nome Chiesa di Santo Bartolo, nel centro di San Gimignano in via San Matteo.